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Sabato 11 Dicembre 2010
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Il Partito Democratico di Calenzano chiede il Congresso!

ORDINE DEL GIORNO DELL’ASSEMBLEA COMUNALE DEI DELEGATI DEL PARTITO DEMOCRATICO DI CALENZANO (votato all'unanimità)
 

L'Assemblea Comunale del Partito Democratico di Calenzano (FI), riunita venerdì 20 Febbraio, esprime profonda preoccupazione per la grave crisi politica in cui versa ormai da tempo il Partito Democratico, aggravatasi a seguito delle dimissioni del segretario nazionale. 

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Documento Politico

 

Documento Politico approvato nell'Assemblea Comunale del 17 Dicembre 2008

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Odg Assemblea Comunale 08/09/08

Ordine del giorno approvato all'Assemblea Comunale l'8 Settembre 2008

Il Partito Democratico di Calenzano, nel riconfermare la propria identità antifascista, condanna unanimemente gli atteggiamenti antistorici che cercano di minimizzare le responsabilità, le atrocità e le sofferenze che la dittatura fascista ha causato al popolo italiano e considera vergognoso e preoccupante che tali posizioni provengono da chi ha responsabilità di governo ed ha giurato fedeltà alla Repubblica ed alla Costituzione antifascista della Nazione.

PD Calenzano

 
Presentazione dei Forum Tematici

VERBALE PRESENTAZIONE FORUM                   28/02/2008

Introduzione Sara Perusin e  Olga Bolognesi:

“I forum sono laboratori creativi di idee, assemblee, luoghi di massima apertura, finalizzati non solo alle “emergenze” contingenti ma anche, e soprattutto ad una riflessione di lungo respiro sulla società in generale. Sono lo strumento di un’idea di partito rivoluzionaria. Sono così essenziali che il PD ne prevede l’esistenza nel suo Statuto”.(Definizione data alla conferenza stampa di presentazione dei Forum nazionali da Franceschini:

I FORUM, quindi, sono gruppi di lavoro, "commissioni", su un tema specifico devono essere intesi, a nostro avviso, come luoghi di discussione, riflessione e confronto il più possibile aperti. Luoghi
dove accogliere il contributo di tutti i cittadini interessati e delle associazioni. Per questo motivo sono uno strumento di fondamentale importanza per dare concretezza ad uno dei principali obiettivi del PD, cioè quello di permettere il riavvicinamento dei cittadini alla vita politica della comunità, del territorio. Gli esiti delle riunioni di ciascun forum (che potranno essere mozioni, ordini del giorno, o altro tipo di documenti), saranno eventualmente assunti come oggetto di discussione in assemblea comunale, sottoposti agli organismi dirigenti del PD e tradotti in documenti politici o diventare argomento di assemblee pubbliche. Si riuniscono un giovedì al mese in circoli diversi. Un giovedì al mese è il minimo di azione che ogni forum dovrebbe poter garantire, ciò non toglie che i vari circoli possano organizzare altri incontri o gruppi di lavoro.Sono composti  dai coordinatori-relatori (2o 3 max), da 1 o più membri della segreteria, da personalità esterne esperte, da associazioni, da fondazioni, da iscritti e non iscritti interessati.
Costituiti il 28/02, iniziano la loro attività dopo le elezioni.
Il ruolo dei coordinatori-relatori,oltre a quello di moderare il dibattito, è quello di preparare le riunioni con una relazione introduttiva o interventi specifici da sottoporre alla discussione, che stimolino interventi, idee, proposte, critiche… Inoltre, suggeriscono le personalità, le associazioni, le fondazioni, gli esperti da contattare. Tali personalità, magari esterne al PD, che si occupano del tema specifico del forum, anche professionalmente, preparano anche loro un intervento.

Per quanto riguarda i temi da trattare, crediamo che un forum con un titolo abbastanza generico presupponga, invece, una selezione degli argomenti specifici da trattare di volta in volta, per rendere concreta ogni riunione.

Si dovrebbe partire da un problema locale e cercare di allargare la discussione più possibile inserendola in un contesto nazionale e internazionale.

Questo perché, come si dice nella conferenza stampa di presentazione dei forum di ieri, i forum servono sia per incanalare l’azione politica del PD, a livello nazionale ma anche locale, sia per generare Cultura in generale, ma anche per evidenziare i valori e l'identità del PD.

I forum individuati sono soltanto un punto di partenza.

Il nostro partito è un “cantiere”per cui se ci saranno le condizioni di un interesse ampio e di una partecipazione attiva sarà possibile attivare nuovi forum. Inizialmente crediamo però opportuno concentrare un po' le forze.
I "titoli" dei forum sono comunque abbastanza ampi da poter
far rientrare, a seconda delle scelte che i componenti faranno, diversi argomenti specifici.    

I forum e i coordinatori: 

-         Ambiente, energia e territorio – Gaetano Zipoli; Giancarlo Lastrucci; Daria Risaliti

-         Lavoro e impresa – Paolo Santini; Marco Venturini; (Antonella Dilaghi?)

-         Stato sociale, diritti civili e solidarietà – Alessandra Landi; Franco Fusini

-         Cultura, dialogo, cooperazione internazionale – Renato Campinoti; Navio Micheloni

-         Formazione, ricerca e innovazione – Andrea Papini; Erika Bartolini 

Sintesi: 

l        Finestre aperte per i cittadini, le associazioni. Spazi liberi di confronto politico su temi specifici. Si centra l'attenzione sulla politica territoriale, fatta eccezione per quei temi che per loro natura trattano di cooperazione internazionale e portano fuori dai confini territoriali.

l        Sono strumenti politici, devono produrre documenti.

l        Raccolgono “dal basso” e producono sintesi.

l        Possono promuovere iniziative pubbliche.

l        Con la loro attività rafforzano i valori e l'identità del PD.

l        I coordinatori hanno il compito di preparare gli argomenti di discussione e di creare gruppi di lavoro più o meno stabili con associazioni, esperti e liberi cittadini.

l        Importante stare in rete, sia con i forum nazionali, sia con i forum della piana e dintorni.

l        Importante sfruttare il nostro sito web per interagire tra forum, e come punto di riferimento e promozione delle attività di volta in volta promosse.

l        Organizzazione: garantire una riunione pubblica, aperta ogni II (?) giovedì del mese.

l        Ogni incontro deve rispettare una tempistica.

l        La partecipazione dei giovani è fondamentale; è da verificare la modalità.

l        Importante che ciascun delegato contribuisca a diffondere la nascita dei forum e inviti aderenti al PD e non aderenti al PD a partecipare.

l        Almeno un membro della segreteria sarà presente in ogni forum, Sara e Olga continueranno ad essere i punti di riferimento tra forum e segreteria.

l        Importanza di creare una mailing-list di tutti i partecipanti ai vari forum in modo da poterli ricontattare direttamente. Fondamentale la comunicazione estesa  a tutta la cittadinanza. 

Interventi: 

l        Gaetano Zipoli: condivide l'impostazione della segreteria. Sottolinea l'importanza di partire dal territorio, ma senza confini geografici e “mentali”, limiti della politica fino ad oggi. Afferma l'importanza di dare vita a discussioni non precostituite per facilitare l'inclusione, soprattutto dei giovani, e per accrescere l'interesse di tutti. Fondamentale l'acquisizione di informazioni, anche contraddittorie, che portino però, con assoluta responsabilità e trasparenza, ad una sintesi.

l        Andrea Papini: osserva che per i forum sarà necessario potersi organizzare per lavorare sul tema da trattare anche in momenti diversi da quello pubblico: bisogna trovare i “contatti giusti”. Sottolinea l'importanza di curarsi in primo luogo dei problemi territoriali, anche se non si può pretendere di essere esaustivi.

l        Viene suggerimento di introdurre la Antonella Dilaghi tra i coordinatori del forum Lavoro e Impresa, per  l'importanza del punto di vista di una donna nel trattare problematiche legate al lavoro.

l        Erika Bartolini: anche lei ritiene importante che ciascun forum possa sviluppare autonomamente, senza scadenze prefissate, nei tempi necessari i temi di volta in volta affrontati.

l        Renato Campinoti: priorità alla campagna elettorale.

l        Simone Francioni: definisce i forum”orecchi permanenti”, ritiene debbano essere anche strumenti per l'elaborazione del futuro programma di mandato delle amministrative.

l        Gino Bolognesi: definisce i forum un progetto ambizioso perché innovativo. Sottolinea alcuni rischi (riuscire a dare un senso pratico alle discussioni che non devono essere fini a se stesse), ritiene sia non semplice riuscire a far funzionare i forum. Costituisce una sfida importante riuscire a far si che ogni forum, interpretando il territorio, a seguito della massima apertura, esprima una sintesi che sia in linea con l'identità del PD, con i suoi valori fondanti.

l        Olga Bolognesi: risponde che è importante intanto averli costituiti e segnalarne l'esistenza, evidenziare che a Calenzano esistono questi spazi di confronto politico aperti a tutti.

l        Stefano Mazzoni: insiste sull'importanza, il valore dei forum come strumenti per dare voce ai cittadini, come strumenti di partecipazione .I forum sono più allettanti per tanti giovani, più che molte iniziative politiche e più che la campagna elettorale.

 
Intervento di Salvatore Cardellicchio

Calenzano, 09/02/08

 

Per un Partito Democratico aperto, laico, plurale e partecipato

Dichiarazione di Intenti  di Salvatore Cardellicchio candidato a Coordinatore del Partito Democratico di Calenzano. 

Affermava qualche mese fa Walter Veltroni, in occasione di una manifestazione tenutasi al Palaffari di Firenze, che, rivedendo le relazioni che lui aveva fatto nel corso degli anni, esse iniziavano tutte con l’affermazione che “la situazione attuale per l’Italia è grave, difficile e pericolosa” e, pensandoci bene probabilmente tutti coloro che, per le loro funzioni, hanno preparato relazioni introduttive di Congressi, Convegni politici o Seminari, hanno iniziato alla stesso modo. Il documento attuale dovrebbe avere lo stesso incipit, anche perché la situazione politica e sociale odierna in Italia non è certamente idilliaca e tuttavia vi sono alcuni segnali che ci possono far guardare con un po’ di ottimismo al futuro: penso alla moratoria sulla pena di morte approvata dall’ONU recentemente, penso a cose che possono sembrare minimali ma di grande significato come la possibilità che negli USA venga superato il diritto costituzionale di poter girare armati, un diritto risalente al 1776, ma penso anche, nel mio provincialismo, al fatto che il Presidente del Consiglio in Italia oggi (non sappiamo per quanto purtroppo) è Romano Prodi e la compagine dei numerosi ministri è formata da persone come Padoa-Schioppa, Bersani, Turco, Rutelli, D’Alema e non Tremonti, Castelli, Gasparri e compagnia. Avverto ancora un brivido freddo al solo pensiero di avere un Governo con le incompetenze, gli interessi personali, l’arroganza e la mancanza di etica come quello che ha preceduto l’attuale. Pur essendo venuti al pettine oggi diversi nodi, molti dei quali scientemente  ingarbugliati dal Centro destra durante la loro gestione, possiamo affermare con certezza che, con tutta la debolezza numerica e politica dell’attuale Governo, avere Romano Prodi al posto di Berlusconi è un segnale certo che qualcosa di molto migliorato vi è in Italia oggi rispetto a 2 anni fa.

Questo era l’incipit del discorso cha avevo preparato per oggi non più di due settimane fa. Ciò che è accaduto subito dopo, la caduta del Governo Prodi e soprattutto come essa è avvenuta mi porta ad iniziare nel solito modo, e cioè “Stiamo attraversando un momento particolarmente grave, difficile e pericoloso per l’Italia, ecc.”, ma sarà una forzatura forse, ma,  pur in presenza di  una crisi di governo, che per come è avvenuta ha certamente contribuito a sostenere la persistente e diffusa sfiducia nella politica e nei politici, spesso a ragione, pur in un Paese dove un libro come “La Casta” diventa un best seller, la partecipazione attiva, le assemblee piene di persone e di volti nuovi che abbiamo incontrato nei nostri circoli e che abbiamo motivo di credere si stia verificando anche in altre parti d’Italia, indipendentemente dalla campagna elettorale e dall'es’to elettorale, ci dà qualche motivo di conforto e di ottimismo.

In effetti, exitus del Governo Prodi a parte, nel corso degli ultimi mesi è avvenuta una svolta storica nella vita politica italiana, a cui stanno guardando con interesse da tutto il mondo, originale e creativa, come solo noi italiani sappiamo fare nel bene e nel male, e in netta controtendenza rispetto a tutta la storia della sinistra e del centro-sinistra italiano e mondiale: la nascita di un Partito nuovo, laico, non essendoci democrazia senza laicità, che ha nel suo DNA la ricerca di sintesi partendo da sensibilità e posizioni diverse, il continuo scambio di idee come crescita costante di ciascuno (seguendo la vecchia e saggia massima per cui “se due persone si scambiano un soldo alla fine entrambi si ritroveranno sempre con un soldo per uno, ma se si scambiano un’ idea alla fine entrambi saranno più ricchi perché portatori entrambi di due idee invece che una”), un partito che ha, ovviamente, una condivisione di fondo dei valori fondanti, delle idee-forza, dei programmi di cambiamento, equità e sviluppo del Paese ma in cui le diversità vengono viste come arricchimento reciproco e non motivo di contesa.  Ora purtroppo nel mondo questa attenzione è stata in parte soppiantata dall’incredulità per il fatto che noi italiani (fra cui è compresa anche una sottospecie particolare di voltagabbana) siamo riusciti in una impresa altrove impossibile a realizzare, e cioè nella rimessa in gioco di un figuro che in qualsiasi altra parte del mondo non avrebbe potuto fare nemmeno il Responsabile di un condominio (scuse per i responsabili di condominio)  non solo per il conflitto di interessi ma per l’incapacità già dimostrata dopo 5 anni di governo utile solo ai suoi interessi economici e giudiziari!

Le primarie del 14 ottobre e l’andamento delle Assemblee dei Circoli hanno dato dimostrazione di quanto sia forte la domanda di partecipazione politica, la voglia di contare presente nel Paese, e sono certamente stati un formidabile segnale di nuova e bella politica. Sono state fatte successivamente scelte non da tutti condivise circa le liste bloccate, la scelta e le modalità con cui sono stati eletti i Segretari regionali e i delegati nazionali e regionali, ma il dato di fondo rimane la grande partecipazione e la scelta del Segretario da parte di milioni di cittadini.

L’attuale fase di costruzione del Partito nel territorio è però ancora più importante in quanto si tratta di dare forma e vita ai gangli vitali del Partito stesso e cioè alla classe dirigente che non solo amministrerà Comuni, Province ma è quella a più diretto contatto con le persone e i loro problemi è quella che direttamente andrà a chiedere loro il sostegno alla politica, ai programmi e alle persone del PD, ma anche quella a cui chiederanno conto gli elettori e le elettrici se non si riuscirà a mantenere gli impegni presi. Ed in questa fase non possiamo fare errori, non possiamo permetterci di dare il benché minimo dubbio, non avremmo più alibi: dobbiamo ricercare realmente la più ampia apertura e partecipazione, dare a chiunque sia disponibile la stessa opportunità a presentarsi, autocandidarsi e mettersi in gioco.

La scelta fatta a Calenzano di predisporre un Organismo direttivo molto ampio ha questo significato, è il primo segno reale di un partito che vuole essere il più inclusivo, aperto e plurale possibile, che ha necessità di partecipazione e coinvolgimento, che ricerca il confronto e il dialogo: questi elementi rappresentano per il PD ciò che l’ossigeno è per l’uomo!

La nostra realtà territoriale, come sapete, è molto vitale, caratterizzata da un ampio e diffuso impegno civile, dalla presenza di numerose associazioni e di un gran numero di volontari con i quali il PD dovrà rapportarsi in maniera intelligente, senza ricercare egemonizzazioni che ne riducano l’autonomia, né attività doppie o concorrenziali. Verso queste realtà occorrerà avere una attenzione particolare, in esse vi sono persone con cui, indipendentemente se si riconoscono o meno nel PD, sarà opportuno rapportarsi, collaborare, confrontarsi.

Calenzano è anche un territorio dove i partiti che hanno confluito nel PD esprimono da tempo un forte radicamento popolare, dove i gruppi dirigenti politici ed amministrativi hanno espresso da sempre un senso alto della politica, vissuta come servizio alla comunità, in genere molto lungimiranti, tanto che sono stati in grado, talvolta, di anticipare scelte politiche che poi si sono realizzate a livello nazionale: nel 1999, quando il sistema elettorale lo consentiva, a Calenzano è stato il Sindaco Carovani a guidare la Lista dei Democratici, anticipando di molti anni questo percorso unitario.

In una fase importante e delicata come questa per il processo di costruzione del nuovo soggetto politico, non può prevalere la preoccupazione, la paura per i rischi di possibile svendita della propria cultura politica, delle proprie tradizioni, del patrimonio umano e della storia della forza da cui proviene.

Una preoccupazione legittima ma che, in questa fase, alimenta la diffidenza reciproca, porta alla considerazione e alla pesatura delle posizioni che si esprimono nel confronto non per quello che sono ma in relazione alla diversa matrice della provenienza.

In un passaggio così delicato occorre mettere in campo uno sforzo in più per garantire a tutti pari opportunità di espressione, di concorso alla definizione delle scelte e degli uomini e donne che dovranno portarle avanti.

Nell’intensa e proficua discussione che vi è stata in queste ultime settimane sia all’interno del Coordinamento che fra numerosi aderenti al PD di Calenzano, pur mettendo in evidenza accenti  e sensibilità diverse, non sono emerse, almeno non in modo esplicito, posizioni da parte di qualcuno che abbia considerato prioritario proteggere il proprio bacino di provenienza rispetto all’indicazione di un costruire un partito aperto, plurale, realmente democratico e partecipato, radicato sul territorio. Un partito che vuole intercettare la domanda di protagonismo dei cittadini ed offrire ad essa una risposta articolata, aderente alle possibilità e alla volontà di partecipazione di ciascuno, così come indicato per primo da Giuseppe Carovani nel documento proposto poi in maniera trasparente alla discussione di tutti.

Ed è stato proprio il Sindaco che, sulla base della condivisione di questa strategia politica e tenendo presente le posizioni presenti fra i democratici di Calenzano, a chiedermi la disponibilità a candidarmi a coordinare il PD calenzanese in questo delicato periodo.

Nella maggior parte degli attuali aderenti al PD ho avvertito con estrema chiarezza la volontà di far prevalere, soprattutto in questa fase di costruzione, di mancanza di regole certe e anche di segnali non sempre univoci provenienti dai livelli superiori, le ragioni dello stare insieme e del sentirsi insieme in una formazione nuova e non degli ex-qualcosa.

Nessuno considera un elemento di preoccupazione il fatto che in un partito laico, aperto e plurale, oltre che nuovo, ci possano essere battaglie politiche su progetti diversi o fra persone portatori di diverse proposte o modalità di costruzione del partito; anche ora, se ci fossero state posizioni alternative sul percorso di costruzione del PD, sarebbe stato bene e salutare che fossero venute fuori diverse candidature in modo da poter dare l’avvio ad un confronto che potesse avere però caratteristiche di trasparenza, serietà e pacatezza, basato appunto sui contenuti politici o sulle prospettive e i programmi di lavoro e non su “pettegolezzi” o “retropensieri”.

Poiché, dicevo, dalle discussioni e dal confronto che ho avuto in questi giorni a me non è sembrato di cogliere l’esigenza di privilegiare questa linea politica o un'altra linea alternativa a quella che si propone di costruire un partito aperto, plurale, che sia avvertito da ognuno come la propria casa e non come un ospite in casa di altri, che possa dare ad ognuno dei suoi aderenti la sensazione di poter dare qualcosa e di sentirsi protagonista di un processo e non spettatore, ecco che una divisione, in questo momento, verrebbe vista non solo dagli esterni ma anche (e ciò mi preoccupa di più) dai nuovi aderenti, come una lotta fra gruppi fatta per mantenere posizioni dominanti utili poi in altri momenti in cui saranno in gioco cariche e assetti amministrativi. Il PD invece è nato con lo scopo di contrastare la politica come pura lotta di potere senza contenuti o, peggio, come posizionamento di comodo in funzione delle convenienze personali nello smistamento degli incarichi. E’ innanzi tutto a causa di questa degenerazione della politica che si è creato un sentimento diffuso di ostilità verso la politica. 

Il metodo democratico deve costituire il fondamento stesso dell’identità del nuovo partito.Metodo democratico è non solo dare a tutti la possibilità di esprimersi, di partecipare e di decidere, ma anche poter perorare le proprie idee, tenendo sempre presente che, lo diceva Don Lorenzo Milani, nessuno ha il monopolio della verità, ma sulla base di quelle idee e di quei progetti essere in grado di garantire una reale contendibilità fra coloro che hanno punti di vista diversi secondo le normali regole democratiche: questo deve essere un principio sacrosanto da difendere ovunque, per chiunque.

A questo proposito vorrei che fosse chiaro a tutti che, per me, non sempre portare nuovi aderenti al Partito nuovo significa portavi più ricchezza, sempre invece il Partito diventerà più ricco quanto più riusciremo a portare idee nuove, ma per far questo dobbiamo tenere le porte spalancate allo scopo di far entrare tutti coloro che vogliono dare un contributo d’idee. C’è poi un codice etico, che tutti dovranno sottoscrivere e rispettare, che sarà precondizione per sentirsi veramente parte integrante del partito nuovo!

Diversamente da quella che può essere stata la storia politica di molti di noi, in un partito nuovo deve essere consentito, a chi decide di mettersi in gioco, di candidarsi a qualcuna delle responsabilità politiche e/o istituzionali; chiunque deve avere la possibilità, la libertà di farlo senza essere accusato di cospirazione; a tutti deve essere consentito di confrontarsi con gli altri aderenti al partito per verificare convergenze ed affinità delle piattaforme politiche.

Se questo processo si mantiene trasparente e aperto a tutti sarà più complicato costituire correnti organizzate che io vedo come un vero e proprio ostacolo alla libertà di azione e di espressione di ognuno. Come sapete, c’è discussione su questo a tutti i livelli, ma chi aderisce in maniera organica ad una corrente dovrà ubbidire alle direttive della corrente o a quelle del partito, se confliggono? Scusate il paragone ma per un massone viene prima l’ordine della loggia o quello dello Stato? Noi dobbiamo stare in un Partito in cui nessuno prende o dà ordini, ma in cui si possa discutere liberamente di politica cioè delle migliori opzioni per risolvere ed uscire assieme dai problemi che incombono nella nostra società.

Non può esserci democrazia matura senza cittadini sovrani, informati e partecipi. Per i valori di cui il partito democratico è portatore, non può appartenerci una idea della politica ridotta a spettacolo televisivo, un’idea della politica che presuppone un ruolo passivo del cittadino, chiamato a scegliere tra una elìte, una casta distaccata che non interagisce con i problemi della gente se non attraverso i sondaggi.

Ciascuno deve essere messo nella condizione di poter partecipare secondo le proprie possibilità e le proprie disponibilità: che siano i simpatizzanti e gli elettori ogni qualvolta che si svolgono le primarie per scegliere i candidati alle cariche istituzionali o di partito; che siano gli aderenti che vogliono partecipare liberamente alla discussione per la formazione degli indirizzi politici, non solo per scegliere fra questi.

Una bella definizione che ho ascoltato in una delle Assemblee di circolo e che vi voglio riportare è che il nostro deve essere un Partito su misura per ognuno di noi, nel senso che deve esserci per ciascuno la possibilità di partecipare per quanto è nelle sue possibilità, disponibilità e volontà.

Per questo c’è bisogno di costruire una casa aperta, con una pluralità di porte di accesso. E’ necessaria una adeguata articolazione territoriale del partito costruendo i circoli del PD nelle varie frazioni, puntando ad intercettare quel bisogno di rappresentanza che troppo spesso non incontra la politica ma i comitati. Voi siete i delegati all’assemblea comunale dei vari circoli, ma deve essere chiaro che i circoli non siete solo voi delegati a questa Assemblea, voi dovete essere il lievito, coloro che devono più degli altri contribuire a renderli vitali, fonte di attrazione. I circoli, in realtà, sono composti per lo meno da coloro che hanno partecipato alle primarie, alla vostra elezione e a chi ha il certificato di fondatore. E’ evidente che i circoli del PD non potranno essere le vecchie sezioni di partito: la struttura deve essere leggera, essenziale e più che di sedi decentrate c’è bisogno di luoghi in cui ritrovarsi periodicamente, in cui si possano porre in discussione prese di posizione su vari argomenti, sia di natura territoriale che nazionale.  

Una presenza capillare con sette circoli per circa 16.000 abitanti, così come è stata proposta a Calenzano, in controtendenza rispetto a ciò che accade in altre realtà, proposta definita proprio in seguito alla richiesta venuta dai Circoli, può essere un fattore di rischio che ci espone ad una dispersione delle risorse umane disponibili a lavorare per il PD e ad un fallimento del progetto di allargamento e di maggior disponibilità di accesso alla politica. L’andamento delle Assemblee intanto ci ha dimostrato il contrario: nessuno sarebbe riuscito a riunire in un’unica Assemblea comunale quasi 400 persone che hanno partecipato a tutte le Assemblee di circolo! Ma io credo che il rischio maggiore è quello opposto, cioè restare chiusi nelle nostre sedi centralizzate, essere autoreferenziali, produrre scarsa partecipazione attiva. I circoli, quanto più saranno vicini alla gente, tanto più potranno essere visti come un mezzo utile per diventare soggetti attivi per le scelte che riguardano la vita di tutti, per le soluzioni ai problemi sia di carattere locale che nazionale, dovrà essere un nostro preciso impegno quello di renderli vitali e propositivi e non inutili o superflui. Dovranno inoltre rappresentare le basi di partenza di una sorta di task force che ci permetta in breve tempo di arrivare a tutti i nostri aderenti per poter comunicare con loro e renderli partecipi. Dovranno rappresentare i gangli attivi di una rete che permetta ad ognuno di sentirsi parte integrante e integrata.

L’ho già proposto per il mio Circolo, ma suggerirei a tutti una modalità di incontrarsi che sia meno rituale possibile, ad esempio può favorire molto la comunicazione e l’intervento di tutti se ci si mette in circolo per l’appunto (anche per superare la “fobia dell’interrogazione”) e magari dando di volta in volta il compito a qualcuno di “preparare” e di “prepararsi” alla riunione. Ciò è più difficile quando siamo in tanti, ma può essere interessante allora aumentare il numero di circoli e/o i momenti di incontro.

I circoli comunque non necessariamente dovranno avere sedi o strutture proprie, ma potranno utilizzare quelle presenti sul territorio e dalla struttura centralizzata potranno e dovranno avere il materiale ed il supporto per le loro iniziative.

Dobbiamo pensare inoltre ad un’attività minima che ogni circolo dovrebbe garantire e che potrebbe essere un momento fisso, ad esempio il primo giovedi del mese, in cui tutti i circoli contemporaneamente potranno discutere e fare proposte su un particolare tema che sarà di volta in volta deciso in sede di coordinamento anche su proposta dei singoli circoli.

In linea di principio, credo che se ci organizziamo con momenti prefissati, sarà più facile per i nostri aderenti liberarsi da altri impegni (che ognuno di noi ha e ovviamente continuerà ad avere). A questo proposito tanto più ampia sarà la platea di partecipanti, tanto più massiccia la presenza di donne, tanto più dovremo garantire il rispetto dei tempi, in particolare l’ora di inizio (e la fine) delle riunioni.

Anche per un messaggio più semplice e diretto che possa arrivare a tutti gli interessati, sarà bene organizzarci a livello comunale con un giorno dedicato al PD (il che non significa che tutti devono obbligatoriamente partecipare a tutto), ma che deve passare il messaggio che, ad esempio, il giovedi sera è il giorno della politica, il giorno del PD a Calenzano e in quel giorno organizzare le varie iniziative (forum, cene di autofinanziamento o di finanziamento di Associazioni, Assemblea comunale, Iniziative pubbliche, ecc.). Questo schema non sarà sufficiente in campagna elettorale, ma potrebbe essere un modello praticabile durante i periodi di normalità della vita politica. 

Utilizzando a pieno le nuove tecnologie, ed un ruolo importante dovrà avere il Sito del PD già attivo, possiamo avviare una modalità di comunicazione sia all’interno che all’esterno del partito, che sarà condizione fondamentale per una partecipazione attiva e consapevole.

Oltre all’articolazione territoriale, se vogliamo intercettare e mettere a frutto le diverse sensibilità e competenze diffuse, è necessario creare anche un sistema di forum tematici in grado di approfondire e di offrire un proprio contributo specifico di elaborazione attorno alle grandi questioni su cui si misurano le scelte politiche, dall’ambiente ed il territorio, al sistema del welfare locale e nazionale, al lavoro e sviluppo, alle problematiche di natura internazionale e potranno essere questi forum, momenti di confronto con Associazioni o persone esterne al PD.

Il PD deve essere soprattutto il partito dei suoi aderenti che, per il solo fatto di essere parte integrante di esso, dovranno essere essi stessi con i fatti, con il loro comportamento di esempio per gli altri cittadini, in termini di onestà intellettuale e non solo, rispetto delle regole, solidarietà e disponibilità verso gli altri, in particolare verso chi ha più bisogno.

Un partito che abbia organismi dirigenti a livello comunale in grado di contribuire in autonomia alle scelte fondamentali del governo locale, di interloquire anche direttamente con le altre forze di maggioranza o di minoranza e in grado di portare a livello politico provinciale e regionale un contributo autorevole, all’altezza della forza che il PD esprime a Calenzano. 

Il PD di Calenzano dovrà essere in grado di fornire occasioni qualificate di confronto politico durante tutto l’arco dell’anno, ma  dovrà costruire le condizioni economiche per finanziare la propria attività chiamando a contribuire gli aderenti, i simpatizzanti.

In questo contesto un valore importante è rappresentato dalla festa dell’Unità di Legri, che costituisce un patrimonio politico e di volontariato straordinario nel panorama regionale e nazionale che va salvaguardato e che può essere ancor più rafforzato se il PD nel suo complesso lo fa proprio e lo valorizza anche come mezzo di comunicazione ed iniziativa politica.

E’ importante perciò iniziare fin da subito all’organizzazione dell’edizione del 2008. L’invito è ovviamente per tutti i democratici e le democratiche, anche per chi non proviene dai DS, poiché questa deve essere la nostra Festa, la festa del PD.

Non credo di dover convincere nessuno sul ruolo che la Festa di Legri potrà avere non solo e non tanto per un trasparente autofinanziamento del Partito oltre che di numerose Associazioni di Calenzano con il meccanismo del gettone di presenza per i volontari, ma soprattutto perché essa, se ci pensate bene, rappresenta in nuce ciò che vuole essere il PD. Alla festa di Legri, come sapete, una buona parte dei volontari non era iscritta ad alcun Partito, ma comunque quella tipologia di volontariato rappresentava una forma attiva di fare politica. Il partecipare alla Festa di Legri per qualcuno può rappresentare la propria misura di partecipazione alla vita politica e al PD. La festa di Legri rappresenta un formidabile momento di democrazia partecipata e sarebbe veramente un’ipocrisia se qualcuno pensasse di poterne fare a meno! Perciò parallelamente alla costruzione del PD dobbiamo pensare fin da subito ad organizzare la prossima festa di Legri con l’obbiettivo di caratterizzarla sempre più con contenuti adeguati alla grossa novità rappresentata dalla nascita del PD e di svilupparla sempre più anche grazie ai nuovi che collaboreranno alla programmazione della Festa.

Stiamo costruendo anche a Calenzano un PD che persegua la pari rappresentanza di genere negli organismi dirigenti, quale leva fondamentale per allargare la partecipazione e per cambiare il modo d’essere della politica, troppo legata ancora a ritualità e schemi che oggettivamente rendono difficile la partecipazione delle donne, soprattutto di coloro che hanno carichi familiari.

Ugualmente cruciale è l’apertura ai giovani: occorre rilanciare un’idea della politica come strumento per ridurre concretamente la distanza fra le aspirazioni, gli ideali di giustizia e la vita reale di tutti i giorni, come mezzo per cambiare concretamente la propria condizione e quella altrui.

Partendo dai numerosi giovani già presenti fra i delegati dei vari Circoli, dobbiamo costruire una organizzazione giovanile attiva e vitale, in grado di porre con forza all’attenzione del partito e della politica la condizione dei giovani: questo è un obbiettivo irrinunciabile.

Dal punto di vista organizzativo, oltre alla formazione di un esecutivo formato da una decina di persone oltre a me ed al Sindaco che sarà invitato permanente, che avranno un’ampia autonomia operativa nell’attuare i percorsi e i progetti condivisi, ravvedo la necessità di attivare fra l’Assemblea dei delegati, a cui resterà comunque la potestà di direzione politica e di controllo e l’organo esecutivo, un organismo di raccordo necessario per coordinare e ottimizzare il lavoro e non disperdere risorse, in cui saranno presenti gli eletti agli organismi superiori e i coordinatori dei 7 circoli.

Dovremmo pensare ad alcuni appuntamenti fissi del Partito democratico, per esempio individuando un giorno al mese in cui organizzare una iniziativa pubblica, o una Cena di autofinanziamento o l’Assemblea dei delegati o un Forum; sarebbe interessante prevedere una attività minima dei Circoli, meglio se coordinata e concordata.

In questa fase di campagna elettorale sarà prioritario prepararci ad essa innanzitutto riconoscendo limiti ed errori dell’esperienza del Governo Prodi, ma anche riconoscendo e diffondendo i notevoli risultati che il nostro Governo è riuscito a conseguire in questi 19 mesi, nonostante il clima scandaloso che le opposizioni hanno mantenuto nel Parlamento e nel Paese e nonostante la maggioranza risicata che avevamo in Senato, grazie alla polpetta avvelenata, come ha scritto l’Economist, lasciataci in eredità dal Governo precedente.

Pensiamo al ritiro dall’Iraq promesso e mantenuto oltre agli altri risultati ottenuti in politica estera (vedi risoluzione dell’ONU contro la pena di morte, la nostra azione in Libano, ecc.), pensiamo ai successi ottenuti in tema di sicurezza (riduzione dei reati e cattura di pericolosi latitanti) anche se la percezione, in questo caso, non è coerente con i risultati reali, pensiamo al calo della disoccupazione (anche se non è del tutto risolto il nodo della precarietà), pensiamo al superamento della Bossi-Fini con la Legge Ferrero-Amato, ma pensiamo soprattutto al risanamento dei conti pubblici ereditati in una situazione disastrosa dalla creatività tremontiana, a cui abbiamo contrapposto la serietà di Visco con i risultati concreti ottenuti con una vera lotta all’evasione fiscale e penso infine  all’avvio di una redistribuzione più equa della ricchezza (anche se siamo all’inizio).

Ma anche ciò che è stato fatto in questa difficile situazione a favore dei giovani, delle famiglie, per il welfare, per l’istruzione. Sto tralasciando certamente molto altro ma immaginate un attimo cosa avrebbero fatto i nostri avversari e le loro televisioni se avessero conseguito solo una parte di questi risultati!

Su ognuno di questi argomenti sarà bene informarci, confrontarci e riportare poi i nostri punti di vista agli altri.

Ciò che poi è ancora più importante è entrare nel merito delle nostre poche ma chiare proposte programmatiche. Attualmente sono già attive Commissioni a livello nazionale che le stanno preparando ed è un bene che vi sia una base di discussione elaborata da chi ne sa più di noi, ma nessuno più dovrà toglierci il diritto-dovere di poter interloquire, criticare, arricchire proposte o programmi provenienti da chicchessia. Partito nuovo è anche questo!

Ad esempio avrei difficoltà ad accettare un programma che non partisse dall’affermazione della legalità e del rispetto delle regole (oltre che dell’educazione) come premessa per qualsiasi riconoscimento politico e ciò dovrà non solo essere scritto ma anche applicato ad esempio nella scelta dei nostri candidati in Toscana come in Calabria e in Sicilia!

Non potrei sottoscrivere un programma che non abbia fra le priorità la ricerca dell’attuazione dell’Art. 36 della nostra Costituzione: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla qualità e alla quantità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa”! Questo articolo è oggi disatteso perfino dallo Stato verso i suoi dipendenti! La perdita del potere d’acquisto dei salari e l’aumento della inflazione ci ha portato in pochi anni in questa situazione. E anche qui bisogna essere chiari su dove sono le vere responsabilità politiche! Le responsabilità di questa situazione sono molteplici e probabilmente le principali dipendono da fattori non dipendenti dalle azioni di un singolo governo, ma una responsabilità grossa vi è stata certamente in chi ha gestito malamente il passaggio della Lira all’Euro.  Dall’altra parte per sapere chi ringraziare del fatto che vi è stata una crescita dei salari del solo 0,3% negli anni dal 2000 al 2006 basta vedere chi ha governato in quegli anni.

Nel programma del PD deve esserci un chiaro messaggio di rinnovata centralità del lavoro nell’azione politica, sia in termini di sicurezza nei luoghi di lavoro che come mezzo per garantire la dignità e la libertà della persona. Questo è un concetto che voglio ripetere: nel momento in cui si tengono le persone in uno stato di bisogno la risposta che dobbiamo aspettarci può essere solo di due tipi o la rivolta (delinquenza, furti, evasione fiscale, ecc.) o la ricerca di protezione (clientelismo, uso perverso della politica).

Dobbiamo ricreare le condizioni perché ognuno possa guardare al domani con più fiducia, possa sentirsi più tranquillo per il proprio futuro!

Non sarà un compito facile né rapido, non dipenderà solo da noi, ma deve essere la priorità del nostro partito a tutti i livelli e a tutti i livelli dovremo lavorare tutti, a secondo del ruolo di ognuno, nella medesima direzione.

Ma il nostro futuro e la nostra tranquillità ci potrà essere solo se riusciamo ad perseguire una politica di sviluppo ma anche di equità, se puntiamo realmente con i fatti (risorse, investimenti) alla centralità della buona istruzione e della ricerca, se sosteniamo il welfare state che permetta a tutti di vivere con dignità e non grazie alla carità.

Detto fra noi non ho dubbi che questi punti detti e scritti meglio di quanto io non sia in grado di fare saranno presenti nel nostro programma, così come ci sarà la nostra posizione sulle questioni internazionali e sulla pace come finalità dell’azione politica, un punto fermo sulla laicità dello Stato e la libertà reale di espressione con regolamentazione dei conflitti di interesse e del IV potere. Così come ci sarà la nostra proposta di riforme istituzionali ed elettorale.

I punti del programma devono essere pochi ma chiari, ma su ognuno di essi è necessario che ci sia un’ampia ma non infinita discussione ed il poco tempo a disposizione da qui alle elezioni non può e non deve essere una scusa per bloccare tale discussione fra i fondatori del PD, così come il poco tempo non deve essere una scusa per quello che abbiamo definito come la prassi per il nostro partito nuovo e cioè la scelta delle candidatura attraverso le primarie.

Soprattutto per la persistenza di questa cattiva Legge elettorale, per quanto riguarda la scelta dei candidati, noi dobbiamo chiedere ad alta voce, con una forte presa di posizione, di organizzare le primarie e per questo sarebbe utile che da questa Assemblea venisse fuori un Ordine del giorno che chieda a Manciulli e a Veltroni di organizzare le primarie. Quale miglior inizio di campagna elettorale sarebbe quella di riuscire a portare ai primi di marzo milioni di persone a scegliere i candidati? Il rischio di un fallimento in una situazione come questa, in cui c’è una forte esigenza di partecipazione, ed in cui si potranno mettere in gioco una serie di persone che provengono dal territorio, credo sia molto basso. Occorrerà un notevole sforzo organizzativo, ma si può fare. Comunque mi sembra utile chiedere e far presente questa nostra esigenza…male che vada ci diranno di no, ma saranno obbligati a trovare qualche altra forma che in qualche modo ci permetterà di dire la nostra e renderà più difficile il catapultamento di personaggi calati dall’alto.

Circa la sfida di presentarci da soli, dopo un primo momento di perplessità, ho avuto la netta sensazione che sia la scelta migliore, in quanto a fronte di un rischio di perdere una decina di senatori in più, vi è un messaggio chiaro e forte, recepito a pieno da molte persone e che già ha rivoluzionato gli scenari politici anche nell’altro campo (accorpamento Forza Italia AN). La cosa più giusta sarebbe stata forse quella di dire che ci saremmo alleati solo con chi condivideva il nostro programma, ma il messaggio che sarebbe arrivato sarebbe stato molto più flebile e molti lo avrebbero interpretato come una cosa vecchia ed una riproposizione dell’Unione. Noi con i compagni della sinistra radicale dovremo confrontarci e identificare i punti programmatici condivisi, non sono loro i nostri avversari (anche se mi aspetto una loro campagna elettorale puntata contro di noi più che contro la destra). Noi dobbiamo avere la serenità di puntare sulle nostre scelte programmatiche e non perdere di vista i nostri veri avversari: questa destra populista, priva di senso dello Stato, pronta ad accodarsi al loro unico padrone, vecchia e ricordiamolo molto divisa.  

Per quanto riguarda il PD a Calenzano intravedo quindi tre settori di lavoro prioritari che andranno di pari passo con la costruzione del PD:

1)      Campagna elettorale.: Se sarò eletto ho intenzione di presentare la squadra che collaborerà con me e cioè l’esecutivo del partito nuovo in modo da poter iniziare a lavorare da subito e programmare fin d’ora un paio di iniziative a breve come una prima Cena per autofinanziamento da organizzare per il 15 febbraio ed una Iniziativa Pubblica per giovedì 21 febbraio per fare un punto sulla campagna elettorale (punti del programma, risultati del Governo Prodi, ecc.)

2)      Festa di Legri: occorre iniziare a preparare la Festa 2008 che anche per quest’anno mi piacerebbe, se ci sono le condizioni,  tenerla aperta per un mese, dal 27 giugno al 27 luglio 

3)      Preparazione del programma e delle primarie per le Amministrative e poi per il Congresso del 2009.

A questo proposito, in attesa delle Regole, credo necessario, appunto, individuare il Candidato del PD attraverso le primarie e, se nessuno raggiungesse il 50% dei voti, credo sia opportuno un doppio turno fra i due più votati.

La mia candidatura a coordinatore è nata perché è stata avvertita in questa fase l’esigenza di una figura super partes, che garantisca tutti in questo passaggio delicato di avvio del PD  fino allo svolgimento del primo congresso del partito che verosimilmente verrà dopo le amministrative.

E’ per questo motivo che voglio riaffermare che non sarò disponibile a concorrere alle primarie per il prossimo candidato Sindaco a Calenzano: per me ora è più importante costruire il PD che aspirare a cariche o responsabilità ed il fatto di tirarmi fuori dalla contesa contribuirà a darmi quell’autonomia decisionale che chiedo e probabilmente anche più autorevolezza, in quanto nessuno potrà pensare che qualche mia scelta potrebbe essere funzionale a interessi di parte.

C’è la necessità che ognuno di voi dia quello che può o quello che si sente di dare per riuscire a far nascere e a far crescere bene questo partito nuovo dove l’unità, la coesione delle donne e degli uomini che vi confluiscono, pur nel rispetto delle differenze, sono un valore prezioso a cui tendere costantemente e se, in certe fasi, il confronto fra posizioni diverse può anche produrre una dialettica vivace e determinare schieramenti contrapposti, non dovremo mai stancarci di ritrovare in ogni momento le ragioni per cui stiamo assieme: costruire un futuro migliore, una società più giusta a cui si dà a tutti le stesse opportunità di crescita, fatta di uomini liberi, e, se permettete (mi vengono in mente le immagini dei senatori), anche un po’ più educati e rispettosi del prossimo.
 

Proposte operative e organizzative del PD di Calenzano: 

1.      Esecutivo o Segreteria Politica: circa 12 membri + il Coordinatore ed il Sindaco invitato permanente (Vanessa Boretti, Sara Perusin, Laura Lippi, Maria Pia Bonato, Ilaria Mazzoni, Olga Bolognesi, Paolo Pantanella,  Fabio Gelli, Filippo Francioni, Gianluca Fiorino, Damiano Felli, Mario Taiti)

2.      Organo di coordinamento: Esecutivo + 7 Coordinatori dei circoli + Delegati nazionali, regionali e provinciali + sindaco, capigruppo, tesoriere, coordinatore giovani, responsabili forum = 35-40 membri

3.      Assemblea dei Delegati Comunali

Responsabile Festa Legri: Baldini Marino

Tesoriere: Simone Francioni 

Io e gli altri componenti dell’esecutivo dovremo essere una squadra ed essere di esempio per quello che deve essere il PD: non vi devono essere persone in quanto rappresentanti di qualcuno o di qualcosa (siano essi vecchi partiti o vecchie liste o, peggio, gruppi di riferimeto). Ognuno è ovviamente libero di rapportarsi con chi gli pare e, anzi, sarà bene trovare fra i democratici forze e persone che aiutino ciascuno di noi ad eseguire nel migliore dei modi i compiti che ci verranno affidati. Ma, conoscendo le persone che vi fanno parte sono sicuro che ciò non avverrà, non vorrei trovarmi con qualcuno che pensa di far parte dell’esecutivo per fare rapporto ad altri di ciò che accade durante i nostri lavori. I nostri lavori devono essere chiari e trasparenti ma l’unico riferimento per tutti deve essere l’Assemblea Comunale nella sua interezza, non ci sono e non ci devono essere aderenti che possano avere dubbi di trame o giochi di potere. Tutto ciò è la vecchia politica, è la politica che tiene a distanza le persone di buona volontà e tende a far avvicinare quelle che hanno interessi particolari. Noi siamo il nuovo, dobbiamo e possiamo vincere questa sfida. Yes, we can. Si può fare! Possiamo farcela anche in questa sfida.