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Sabato 11 Dicembre 2010
Crolla il potere d'acquisto: la crisi che ''non c'è'' mette le famiglie in ginocchio

 

Il PD indica tre priorità. 1)Sostegno ai redditi. 2)Meno tasse sui redditi bassi. 3)Allentamento del Patto di Stabilità

immagine documento La crisi che, secondo il Governo, “non c’è” ha sferrato l’ennesimo duro colpo alle tasche degli italiani. A dirlo è l’Istat, che oggi ha diffuso i dati riguardanti il potere d’acquisto delle famiglie italiane. Famiglie che nell’ultimo anno hanno visto diminuire il proprio potere d’acquisto (ovvero il reddito disponibile in termine reali) dell’1,6% rispetto al 2008, mentre la propensione al risparmio è aumentata di 0,2 punti percentuali su base congiunturale e di 0,4 punti su l’anno.

Se la crisi è passata, come si affanna a dire il governo, di sicuro i cittadini italiani non se ne sono accorti. E, a dire il vero, neanche le imprese. Visto che per quanto riguarda loro, la situazione non è affatto migliore. Le imprese continuano a soffrire la crisi: la quota di profitto delle società non finanziarie, nel periodo che va da ottobre 2008 a settembre 2009, è calata del 2% rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente.

 

 

Cos’altro deve emergere dagli indicatori economici perché il governo la smetta con le chiacchiere e passi finalmente ai fatti? Se lo chiede Giuseppe Fioroni, responsabile Welfare del Pd, che invita il Governo a mettere immediatamente mano alle riforme sociali, “a cominciare dall’emergenza famiglie e dagli assegni familiari”.

L’urgenza di agire è dettata anche da una più accurata lettura dei dati. Per il capogruppo del Pd nella commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, infatti, questa media resa nota dall’Istat nasconde le sue differenze: “chi ha redditi bassi – spiega il parlamentare - è maggiormente penalizzato perché i consumi di base valgono per tutti, indipendentemente dalla ricchezza; chi è in cassa integrazione o percepisce l’indennità di disoccupazione (e parliamo di ben più di un milione di persone!) vede drasticamente ridotta la sua capacità di spesa. In questo caso stiamo parlando di oltre il 25% se consideriamo che un lavoratore con 1.200 euro netti mensili può passare, con la cassa integrazione, a circa 800/900 euro”.

Insomma la situazione è ben diversa da quella descritta il 4 gennaio dal ministro Scajola, quando aveva rassicurato gli italiani che ‘il potere di acquisto dei cittadini non è stato penalizzato dalla crisi e che anzi, in molti casi, è aumentato’. I fatti lo hanno smentito.

Per il responsabile Economia e Lavoro della segreteria Pd, Stefano Fassina, tuttavia, è ancora possibile porre rimedio all’inerzia del Governo attraverso tre priorità da affrontare nell’immediato. Primo: l’innalzamento del potere d'acquisto delle famiglie attraverso il sostegno al reddito dei disoccupati, sia di quanti non hanno alcuna copertura, come i lavoratori precari, sia di quanti esauriscono il periodo di cassa integrazione o di indennità di disoccupazione. Secondo: l’alleggerimento del carico fiscale sui redditi più bassi. Terzo: l’allentamento del Patto di Stabilità Interno sugli investimenti per gli enti locali virtuosi “per far lavorare tante piccole e micro imprese”

La necessità di dare assoluta precedenza agli interventi di politica economica da parte del Governo viene sottolineata anche dal vicepresidente della commissione Lavoro di Palazzo Madama, Tiziano Treu. Per il senatore PD è necessario che “anche in questa ipotetica riforma fiscale, è necessario dare priorità al lavoro, alle imprese innovative e a riequilibrare la tassazione sulle rendite finanziarie che, in Italia, è ben più bassa rispetto alla media europea".

Anche Pierpaolo Baretta, capogruppo del Pd in commissione Bilancio alla Camera, intervenendo alla trasmissione Home Page in onda su YouDem Tv, ha fatto notare come sia necessaria “la ripresa delle stagioni di distribuzione del reddito, soprattutto nella contrattazione decentrata, regionale e locale e la riduzione del valore fiscale delle aliquote più basse, a partire dalla riduzione delle tasse sul lavoro".

E’ ora che il Governo inizi a confrontarsi con le proposte del PD e ad ammettere, come ha denunciato Michele Ventura, vicepresidente dei deputati PD, che “un decennio di politiche berlusconiane non hanno mai avuto al centro interventi nel segno dell’equità e dello sviluppo”. Per questo, ora, più che mai, è necessaria una svolta. “Il Governo – chiede Ventura - inizi prendendo sul serio le nostre proposte di riforma degli studi di settore e di sostegno ai redditi più bassi”.

 
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